Innamoratevi di un lavoro normale.

Sarà che fa parte anche del mio lavoro. Ormai da qualche anno porto avanti, per alcuni ruoli con non poca fatica devo dire, la professione di recruiter pur occupandomi del mondo delle umane risorse [cit.] in generale.

Quando ho sentito per la prima volta questa canzone di Diodato mi è corso un brivido lungo la schiena. La bellezza credo che risieda nel fatto dell’aver reso una storia “normale” e quasi banale (dopotutto è la canzone di uno che va a comprarsi l’olio del motore) in una riflessione più ampia sul lavoro e su quando essere appassionati, anche del lavoro più umile, ci possa aiutare nel farlo nel modo migliore. Il modo migliore significa vivere il lavoro con serenità, con passione, con quella forza che la mattina ci fa alzare pieni di energia e con la volontà di dare il massimo. Insomma, pensateci, questo sig. commerciante ha ispirato il nostro vincitore di Sanremo 2020 col suo piccolo, umile, sincero ed eccellente lavoro. Lo ha ispirato consigliandogli un olio per motore e mettendo in campo, in modo del tutto spontaneo, uno storytelling del prodotto (e puoi fare tutti i corsi che vuoi ma senza la luce negli occhi vai poco lontano). Un lavoro normale, ma ben fatto! Un grande elogio all’umiltà e alla passione, un grande elogio al fare artigianale che mette al centro di tutto la cura dei dettagli e la relazionalità con le persone con cui ti trovi a contatto.

Ma la frase che più mi ha colpito è “persone competenti, innamorate di un lavoro normale”. Mi è tornata alla mente una conversazione avuta qualche sera fa con un artigiano falegname della mia zona (zona che a suo tempo, tra gli anni ’70 e ’80, fu famosa per i suoi artigiani del mobile e che ancora oggi, nonostante le grandi chiusure post-crisi mantiene un alto livello e prova a resistere) in cui mi lamentava la sua immensa difficoltà nel trovare giovani da addestrare e formare al lavoro. Ha avuto qualche apprendista ma tutti, chi prima e chi dopo, lo hanno mollato perché – diceva lui – lamentavano il troppo impegno e soprattutto mancavano di curiosità, di proattività e di volontà di apprendere. “Provavo ad assegnargli delle responsabilità, ma non li vedevo mai coinvolti né entusiasti. Aspettavano solo che arrivasse l’ora di andare a casa”.

E come si può andare lontano così? Quali sono le prospettive in tutto questo?

I miei genitori mi hanno sempre posto davanti a due scelte dopo la scuola superiore: “o studi o vai a lavorare”. C’è già da riconoscere in questo una grande fortuna che non ha tutti è data una scelta. Eppure mi pare di incontrare sempre più giovani claudicanti, non dico “choosy” ma comunque privi della volontà di accontentarsi, con poca umiltà e poca consapevolezza di sé. Tuttavia mi sono posto tutta una serie di questioni cercando di vedere la realtà sotto differenti prospettive:

Chi hanno i giovani dalla loro parte?

Quali sono i progetti politici per i giovani e per i giovani nei territori di periferia?

Con cosa dovranno colorare il loro futuro?

Dove sono gli sguardi critici dei genitori? Dove sono le brontolate?

Dove sono quei genitori che vedono i loro figli realmente e che li preparano alle difficoltà?

Dove sono gli interventi culturali che potrebbero permettere ai giovani di saper leggere in modo migliore la realtà che vivono anche per cercare di migliorarla, quegli interventi che potrebbero mirare a sentirsi dentro la realtà e al cambiamento?

Rimane instragram, rimangono gli influencer e il pensare che con poco, col minimo sforzo, si possa ottenere tutto. Dove tutto sta solo per soldi e dove i modelli sono i vari “riccanza”. Lo dico perché più volte mi è stato riportato come modello di vita preferito e come modello di lavoro preferito.

Ma non voglio essere pessimista perché so che esistono giovani competenti, giovani curiosi e realtà eccellenti in grado di spronarli e di incoraggiarli. Sono realtà che vanno diffuse e propagate.

E servono persone appassionate come questo commerciante e serve l’incontro tra generazioni per far generare il futuro.

E poi ho pensato che
È diventato difficile trovare
Persone competenti
Innamorate di un lavoro normale
Ho pensato che
È tutto un grande centro commerciale
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