//un apatico calore\\

Giorni di strane sensazioni. Piccole ansie, malumori e cambi di stagione. Questo traghetto è partito fallacemente. I pollini nell’aria volano e, come loro, vorrei farmi cullare dal vento. Lasciami trasportare, morbidamente e senza coscienza.

Il mio vento, al solito, è la musica. Quella dei piccoli momenti: un letto disfatto, il sole della sera che filtra dalla tenda, il colore tenute delle pareti che di esso si tingono e danno luce alla stanza. Un stanza vuota ma, allo stesso tempo, così piena e accogliente. Rimpita dei nostri ricordi e delle nostre parole. In lontananza, rumori: un tagliaerba, da suono metalicco, e gli ultimi cinguettii degli uccellini.

In questa stranezza, di questo calore, con questa musica, mi lascio trasportare via.  Dentro una nebbia – che come una coperta mi avvolge – fatta di estraneazione e disorientamento.  Un caldo umido dove le mie gambe pesanti si trascinano non so dove. Dentro una vertigine, è il caso di dirlo.

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