¡Viva Bernie Sanders!

Il mondo ieri è stato sconvolto dalla vittoria del trombone Trump: l’uomo arancio. Il trionfo del becero populismo deve comunque far riflettere, il trionfo dei nazionalismi un po’ ovunque nel mondo, delle posizioni estreme, dovrebbe indurre chi ha in mano il potere a riconsiderare tutto.

Tuttavia è evidente il fatto di come sia stata espressa, ancora una volta, la supremazia bianca verso le minoranza, ovvero quella di chi rivuole solo nelle proprie mani gli assi giusti per vincere. È il classico “ti piace vincere facile”. Ma c’è anche una voglia di rottura con la tradizione, con il tanto nominato establishment: con la politica da palazzo (o da salotto). Un sentimento di frustrazione trattenuta per troppo e che ha trovato, nelle mani di Trump, un veicolo per emergere. Cristi economica, sì, ma soprattutto cristi culturale. Incapacità di pensiero sistemico, totale egocentrismo, analfabetismo funzionale e un’assoluta concentrazione sulla “pragmaticità”. Sono anni senza pensiero e senza filosofia. Sono tutti i cerca di “competenze pratiche”, cose da poter spendere poiché si è incapaci di spedere se stessi. Nessuno si conosce per sé, conosce solo le sue competenze: il ruolo nel mondo è dato solo da quello che si sa fare. Non dalle relazioni, non dai sentimenti, non dal pensiero. È chiaro dunque l’affermarsi dei nazionalismi, delle posizioni estreme un po’ su tutto il globo terrestre.

Rimane – dall’altra parte – la frigidità totale di Hillary, una che avrebbe dovuto, a suo tempo, lasciare dietro al marito scarpe, vestiti e vaffanculo; non starsene lì a covare e inacidire come uno yogurt al sole. La sua totale incapacità di mettere da parte il suo ego, la sua voglia di arrivare a qualunque costo. Incapace di ascoltare il suo elettorato e i giovani che con forza avevano sostenuto Bernie Sanders. L’unico che avrebbe potuto a contrastare Trump, che avrebbe potuto avere una chance. Non appena Hillary vinse le primaria democratiche iniziai a dire (in casa o dove ne avessi occasione) che la vittoria di Trump era più probabile di quanto si credesse proprio per tutto quello che la Clinton rappresentava (lo scandalo delle email mi sembra non fosse ancora stato tirato fuori).

Sanders era portatore di una rivoluzione (così come lo è all’opposto Trump) e solo un pensiero di rottura come il si sarebbe potuto scontrare alla pari con l’uomo arancio. Sanders inoltre era stato già attore nella rivoluzione di far appassionare i giovani statunitensi alla politica, di riportarli alle urne (ha votato il 55% della popolazione, un po’ una miseria…) dove avrebbero potuto far valere la loro voce: in nome del futuro che è il loro (il nostro) presente.

Trump non è il mio presidente.

Viva Bernie Sanders!

Nobody living can ever stop me,
As I go walking that freedom highway;

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